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Consiglio europeo 12 e 13 dicembre: le risoluzioni del Parlamento
12 Dicembre 2019 - XVIII legislatura 

Si sono svolte l’11 dicembre scorso le comunicazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sui temi del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre che affronterà, tra gli altri temi, la revisione del trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), i cambiamenti climatici, il quadro finanziario pluriennale dell’UE. Al riguardo, si evidenziano i seguenti passaggi:

 

Revisione MES

la revisione del trattato è solo una parte di una nuova architettura europea che si verrà designando nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Alcuni elementi di questa nuova architettura devono essere considerati assieme alle revisioni e al Trattato del MES. In considerazione dell'importanza e della complessità del processo di approfondimento dell'Unione economica e monetaria europea è indispensabile continuare a informare puntualmente il Parlamento, in tutte le occasioni in cui l'Italia sarà chiamata a esprimere nelle sedi europee la propria posizione nei vari passaggi del negoziato sul futuro dell'unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del MES. Il Parlamento, con la risoluzione dello scorso giugno, ha dato mandato al Governo di esprimere una strategia di insieme sul pacchetto di riforme, nella consapevolezza che l'Italia deve giocare un ruolo attivo e anche propositivo nella loro definizione.

Come già auspicato nelle comunicazioni alla Camera e al Senato dello scorso 2 dicembre, “il Parlamento, con la sua autorevolezza, in virtù della sua legittimazione democratica, contribuisca a portare in Europa la voce di un Paese forte, di un Paese coeso che si impegna a rafforzare le istituzioni europee secondo un piano che, ovviamente nel rispetto del nostro interesse nazionale, conduca a un'architettura più robusta e a un'equilibrata condivisione dei rischi”.

La posizione del Governo in sede europea sarà sempre coerente con gli indirizzi definiti dalle Camere e il Governo in particolare continuerà a operare secondo una logica di pacchetto, assicurando l'equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell'Unione economica e monetaria, e valutando con la massima attenzione i punti critici.

 

Cambiamenti climatici

neutralità climatica entro 2050:  in questa prospettiva si inseriscono l'impegno recentemente assunto dalla Banca europea degli investimenti per sostenere investimenti verdi per un valore di 1.000 miliardi di euro e l'impegno della Commissione europea a lanciare un Green Deal europeo. “A tali impegni l'Italia guarda con apprezzamento, con la consapevolezza di essere ben posizionata in questo ambizioso percorso europeo, grazie alle varie misure nazionali varate in materia di cambiamento climatico”.

Il Governo intende vigilare affinché in questa transizione, anche industriale, le istituzioni europee sostengano adeguatamente la dimensione sociale connessa all'economia verde, le esigenze delle piccole e medie imprese che costituiscono la forza del nostro tessuto produttivo, e il level playing field europeo. E’, altresì, essenziale che lo sforzo economico europeo a sostegno di questo processo di trasformazione non vada a discapito delle tradizionali politiche di coesione.

 

Quadro finanziario pluriennale: la proposta negoziale sul quadro finanziario pluriennale presentata dalla Presidenza finlandese lo scorso 2 dicembre contiene alcune ipotesi di allocazione dei fondi che il Governo italiano reputa insoddisfacenti. Si tratta di una proposta al ribasso, poiché comporta riduzioni di spesa rilevanti: riduce il tetto di spesa dell'1,07 per cento il tetto di spesa complessiva, portandolo a 1.087 miliardi di euro, distante dalle indicazioni ricevute dal Parlamento europeo per un bilancio ancora più ambizioso, (1,3 per cento) e nel complesso sbilanciata. Sono tra l’altro prospettati tagli significativi sulle politiche destinate alla competitività e all'innovazione. L'Italia ha costantemente sostenuto l'esigenza di modernizzare anche il modo in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, poiché, in assenza di nuove risorse proprie, non vi sarà la possibilità di allentare la dipendenza del bilancio europeo dai contributi degli Stati membri, né di consentire sufficiente autonomia per lo sviluppo di politiche comuni dell'Unione. Su questo tema la convergenza degli Stati membri si indirizza soltanto verso l'introduzione della “risorsa plastica” derivante dalla quantità di rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati in ciascuno Stato membro, con 0,80 centesimi di euro per chilogrammo.

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Al temine dell’informativa, le Aule di Camera e Senato hanno approvato due analoghe risoluzioni di maggioranza (n. 6-00091 e 6-00087 n. 2) in cui viene impegnato il Governo, tra l’altro, a:

 

-promuovere, nell'interesse dell'Italia e degli altri Stati membri, riforme concrete da realizzare nel quadro dell'azione europea per il clima che garantiscano una crescita economica sostenibile e socialmente inclusiva; a sostenere una strategia a lungo termine in materia di cambiamenti climatici in grado di: mantenere alta l'ambizione e l'efficacia dell'azione per conseguire gli obiettivi ambientali anche attraverso lo scorporo mirato dei relativi investimenti pubblici dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita; tutelare il sistema produttivo italiano; gestire la transizione industriale rimuovendo le situazioni di dumping sociale e fiscale e promuovendo il « level playing field» del mercato interno con investimenti europei adeguati alla sfida; intervenire con incisive misure compensative compatibili con il quadro di regole OMC sulle importazioni da mercati extra-UE caratterizzati da minori standard sociali ed ambientali; accompagnare con misure adeguate le trasformazioni sociali;

-lavorare affinché la discussione al Consiglio europeo di dicembre possa segnare un significativo passo avanti nel negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, avvicinandoci al compromesso finale, per evitare ritardi che potrebbero avere gravi ricadute sulla programmazione e l'efficiente impiego delle risorse per la coesione sociale e territoriale, senza pregiudicare la qualità del risultato finale;

-confermare la posizione negoziale sempre sostenuta dall'Italia fin dall'inizio della trattativa sui contenuti del QFP, ossia quella che punta ad ottenere un bilancio europeo che sia all'altezza delle priorità dell'Agenda Strategica europea, anche sulla base dell'introduzione di un complesso di nuove risorse proprie che possano contribuire a promuovere le priorità politiche dell'Unione;

-adottare iniziative per iscrivere le riforme dell'Unione economica e monetaria in una più generale revisione della governance economica europea e dei suoi obiettivi, che miri alla crescita sostenibile ed inclusiva dell'area euro e dell'Unione europea nel suo complesso e che sostenga l'economia, consentendo livelli adeguati di investimenti e di spesa sociale;

-mantenere la logica di pacchetto (MES, BICC, Unione bancaria) alla quale accompagnare ogni tappa mirata ad assicurare l'equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell'unione economica e monetaria, approfondendo i punti critici; in particolare, a escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche ed istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale, ed escludendo le disposizioni che prevedono una contribuzione degli istituti finanziari all'EDIS in base al rischio di portafoglio dei titoli di Stato; inoltre, a proporre nelle prossime tappe del negoziato sull'Unione bancaria l'introduzione (a) dello schema di assicurazione comune dei depositi (EDIS), (b) di un titolo obbligazionario europeo sicuro (cosiddetto common safe asset – ad esempio eurobond) e (c) di una maggiore ponderazione di rischio delle attività di livello 2 e livello 3 (strumenti maggiormente illiquidi), che sia legata al loro grado di concentrazione sul totale degli attivi del singolo istituto di credito; a escludere qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico;

-assicurare la coerenza della posizione del Governo con gli indirizzi definiti dalle Camere e il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato sul futuro dell'unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del MES;

-prevedere il pieno coinvolgimento del Parlamento in una eventuale richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di stabilità con una procedura chiara di coordinamento e di approvazione;

-sostenere attivamente la realizzazione della Conferenza sul futuro dell'Europa, che sia aperta alla partecipazione di tutti i principali attori che vivono il progetto europeo; ad adottare iniziative per assicurare, in questo senso, che il ruolo dei Parlamenti nazionali sarà di primo piano.